Route 2017 Adamello Brenta

Una settimana sui monti dell’Adamello in Trentino tra rocce, passi, marce, tende, fornellini, crepacci, altipiani, laghi e fiumi. Questa, a grandi linee, è stata la Route 2017 del Clan la Rocca, tra paesaggi che hanno fatto sentire ciascuno di noi piccolo piccolo davanti all’immensità della natura che ci ha circondato, dal primo momento ai piedi del rifugio Trivena fino al lungo anello di 60 km che abbiamo percorso, guadagnando e perdendo quota tutti i giorni. Una Route che ha unito sempre più i rover e le scolte del nostro Clan, che partecipano alla proposta educativa per i ragazzi agli ultimi anni della loro esperienza scout (16-21 anni).

 

Il clan si ricompone  la mattina di martedì 15 agosto, dopo il servizio ai campi estivi delle due branche, lupetti ed esploratori (presto articoli dedicati). Giusto il tempo per smontare uno zaino e rifarne un altro, riposando solo qualche ora nel proprio letto. Di buon mattino partiamo da Soncino ed arriviamo alle 12 a Ponte Pianone dove lasciamo il pulmino ed imbocchiamo la nostra strada. Volti un po’ assonnati ma desiderosi di vivere la Route.

In poco tempo arriviamo al Rifugio Trivena (1650 m s.l.m.) – fondamentale per una funzione che ometteremo nel post- e da lì la strada diventa ripida, sparisce il bosco e si apre nella sua grandezza il Piano di Redont (2100 m s.l.m.).Ad accoglierci un branco di 10 cavalli curiosi (tra cui un avelignese che tormenterà Giulia). Montiamo le tende ai piedi della Barriera del Piano di Redont, sì… molte battute su “quella” barriera!

 

La mattina non parte nel modo migliore: si possono vedere diverse nubi all’orizzonte. Ma, come insegnava BP, “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”. Colazione, preghiera e via! Zaini in spalla e si parte, nonostante più si salga più il tempo peggiori.

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La salita si fa sentire ed iniziano a scappare delle gocce, l’erba sparisce e sotto i nostri piedi vediamo soltanto rocce e pietrame. Dobbiamo interrompere la marcia e fermarci in un punto riparato, aspettando che smetta la pioggia. Per fortuna i nostri desideri vengono esauditi e possiamo presto riprendere la marcia fino al passo del Breguzzo. Ultime fotografie a pochi metri dal passo, poi siamo letteralmente immersi nella nuvola di Pollon che avvolge il monte. Una dabbata esorcizzante e si riprende. A questo punto ricomincia a piovigginare, motivo per cui non troverete una sola  fotografia nei tratti più affascinanti ed avventurosi.

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Pranziamo nei pochissimi metri quadri piani del Passo del Breguzzo (2768 m s.l.m.), sopportando il freddo polare portato dalla nuvola. Insieme a noi un residuo bellico, il cannone austriaco della Prima Guerra Mondiale che difendeva il passo. Non possiamo neanche lontanamente immaginare la fatica che avranno fatto per installarlo!

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Neanche 30 minuti di pausa e già siamo pronti a scendere: qui il sentiero è un vago ricordo, si tratta di un punto difeso durante la guerra ed emergono varie bobine di filo spinato. Le prime decine di metri sono molto impegnative, si scende lungo una frana altamente instabile. Il resto del percorso è leggermente più sicuro, ma l’allerta frana continua, ed ogni tanto piccole parti di montagna si sgretolano ai nostri piedi. Vediamo la nostra meta, il fiume in fondo alla Valle di Breguzzo, e per arrivarci scendiamo per 600 metri di dislivello in  una direzione pressoché orizzontale. Le tracce del sentiero sono state mangiate dalla frana ed i due sherpa Mattia e Michele aprono il sentiero. La discesa è lenta poiché ogni passo può potenzialmente rivelarsi una brutta mossa e così ci misuriamo sia con i nostri limiti che con lo spirito d’osservazione proprio del metodo scout. In quattro ore siamo finalmente a valle. Un tè caldo e via a trovare il posto ideale per le tende a 2150 m s.l.m., dove ci accoglie un ruscello dalle acque tanto limpide quanto gelide.

 

Montiamo le tende al centro di una radura circondata da mirtilli –  alcuni di noi si fanno una bella scorpacciata. La serata continua con una cena a base di liofilizzato e scatolame (sai che novità, per una route). Prima della discussione Sam e Michele ci parlano della Prima Guerra Mondiale in Trentino e più precisamente nel luogo in cui ci troviamo, sulla linea del fronte. La discussione continua focalizzata sulla “partenza” scout (robe tecniche), seguita da canti e nanna. Vaniamo svegliati da un raggio di sole che sbuca… proprio dall’ostacolo del giorno prima, il Passo Breguzzo.

 

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A metà mattina incontriamo Davide con il quale avevamo concordato un “mezzo rifornimento” del cibo per la route: i nostri zaini che lentamente stavano dimagrendo tornano carichi di cibo. Dal Lago Bissina parte una marcia forzata di 12 km verso sud su una strada asfaltata dove, a metà tragitto, avviene un incontro improbabile.
Automobilista: “Siete di Soncino”
Noi (con risposta stupita): “Siiii…”
Automobilista: “Anch’io. Sono Walter ”
(Pensieri condivisi …Walter  chi?…)
Betta: “Ah ciao Walter … Michi, è Walter …”
Michele pensa: “…Walter chi?…”
E poi sparisce.

Per la notte ci accampiamo nei pressi di una baita all’apparenza abbandonata. Tempo zero e compare il proprietario, ma la proverbiale dialettica scout non ci dà  alcun problema e riusciamo a convincerlo a lasciarci  restare per la notte. Cena, canti ed una voce: “Spegnete  le pile e guardate in alto”. Sopra di noi una stellata incredibilmente ricca: senza alcun inquinamento luminoso riusciamo a vedere mille sfumature, tra le stelle e la coda della via lattea. Alcuni restano con il naso all’insù anche prima di andare a letto, cercando di riconoscere costellazioni imparate altrove, tra tutte Cassiopea, l’Orsa Maggiore, le Pleiadi e si cerca invano Orione. Matteo fa una foto ad alta esposizione,  ma la bellezza del cielo non può essere catturata dall’obiettivo.

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La mattina ci svegliamo di buon grado perché ci siamo posti un obiettivo più ambizioso del previsto: anticipare  parte del sentiero del penultimo giorno. Seguiamo il fantomatico “sentiero fucsia” nel sottobosco, cercando di volta in volta il segno successivo. La salita è ripida e costante per un’ora e mezza, troviamo così il tempo per fare una foto in posa (con il “falso” motivo di prendere il fiato).
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Al pranzo arriviamo in un posto decisamente bello. In realtà Mattia (lord della logistica) ci aveva anticipato che sarebbe stato notevole, ma appena  arrivati siamo rimasti letteralmente ammaliati: una malga aperta, tutta a nostra disposizione! Dopo giorni di tenda, pranzi al freddo , sassi e ruscelli, poter mangiare protetti da un tetto e seduti ad un tavolo ci sembra un lusso degno di nota. Piccole soddisfazioni da Route. La malga è ideale per campi estivi ed uscite in hike, a testimoniarlo anche le centinaia di scritte sul legno (non proprio in stile scout) di reparti, clan, noviziati e squadriglie.

 

Riprendiamo il cammino e, passato un primo gruppo di malghe, entriamo nella valle Valbona, decisamente diversa e con un paesaggio più ricco delle altre.

 

Ci accampiamo nei pressi della malga Valbona anticipando parte del sentiero del giorno seguente. All’arrivo si svolge un’attività di Clan, il Deserto, durante il quale  i ragazzi si sparpagliano nella natura soli con loro stessi, pensando in silenzio ai giorni passati insieme. Con loro il quaderno della strada ed una busta in bianco sulla quale possono scrivere una lettera a loro stessi che riceveranno alla fine del loro percorso in clan. Anno dopo anno fotografano parti di loro. Al ritorno dal Deserto, Fabio ed Andrea accolgono  i ragazzi con una lavanda dei piedi e con un piccolo buffet (tè caldo, frutta secca e cioccolato), decisamente apprezzato. Bagno nel torrente e si cena. Chiara, Giulia e Betta osservano dall’alto e divertite le urla di Sam e Teo mentre si immergono nel torrente ghiacciato per lavarsi. Dopo il rifocillamento parte la discussione serale… interrotta dalla pioggia. Ma qui si vede lo spirito scout. Appena entrati in tenda Michele prende il guitalele ed inizia a suonare alcune canzoni e subito tutto il clan, ciascuno nella propria tenda, inizia a cantare. Fuori imperversa il temporale con fulmini che illuminano a giorno le tende e scrosci che fanno a malapena sentire le note della canzone. Temiamo per le tende ma sono ben montate ed il terreno drena, non è entrata neanche una goccia, benché in tutta la notte vi siano stati tre forti temporali. Alla peggio, il piano B prevedeva un riparo d’emergenza nella malga.

 

La mattina riprendiamo la marcia, ma dopo una ventina di minuti dubitiamo del sentiero che stiamo percorrendo, totalmente fuori orientamento rispetto alla mappa, e decidiamo così di tornare  indietro. Cerchiamo il malgaro che non si trova e facciamo vari tentativi finché non riusciamo a trovare l’imbocco del sentiero. Perdiamo un’ora buona di strada ma nel mentre vediamo un falchetto, una marmotta ed una volpe. La direttrice guadagna quota in pochissimo tempo e ci porta in meno di un’ora da 1700 m s.l.m. alla quota di 2100 m s.l.m. Qui tagliamo la montagna a mezza costa su un sentiero che ci fa incrociare un branco di camosci. Il prode Matteo sfodera la macchina fotografica e riesce ad immortalare i salti di alcuni di loro.

 

Riusciamo finalmente ad arrivare al Passo del Frate (2248 m s.l.m.), sui nostri volti compaiono visibilmente dei segni di felicità, alcuni si battono un cinque, altri si abbracciano, tutti sappiamo che da qui in poi non ci sarà più alcuna salita: siamo all’ultimo passo della Route, d’ora in poi solo discese.

Il panorama è… invisibile! Siamo nel centro di una nuvola e a malapena riusciamo a vedere la guglia che, con un pizzico di immaginazione, sembra un frate. Anche questo era un valico della Prima Guerra Mondiale e sono presenti tre grotte scavate nella roccia dolomitica. Ci addentriamo (non senza fatica) in una di esse dove pranziamo e ci riposiamo prima della discesa. Il tempo butta male e cerchiamo di accelerare le “operazioni di rifocillamento”. Nel  mentre Mattia, Michi ed Andre (memori dell’inizio giornata) cercando la miglior via per il ritorno. Scartata la ferratina a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, scegliamo il canalone franato, decisamente più protetto.

 

Passata la parte in roccia bianca perdiamo quota e si apre una valle verde dove ricominciano a spuntare abeti e alberi da fusto, e incrociamo addirittura una mandria al pascolo. L’umore è alto perché in lontananza scorgiamo la meta della notte, la Malga Maggiasone. Una notte non più in terra in tenda ma su letti e materassi. E’ una malga già nota a diversi di noi (Betta, Michi, Mattia e Teo) che qui sono già stati più volte. Più ci avviciniamo più le aspettative collettive crescono: chi favoleggia di polente taragne con salsiccia, chi di salumi e formaggi. La storia di questo luogo è interessante e degna di nota. Viene gestita nella stagione estiva da una famiglia del movimento missionario “Operazione Mato Grosso”, composta da mamma, papà e 5 figli di varie età, tutti  molto intraprendenti e “sgamati”, come scopriranno alcuni di noi  durante la serata.

Il ricavato delle offerte raccolte per l’ospitalità viene tutto devoluto al Mato Grosso: i volontari ospitano famiglie, gruppi scout, curiosi, in un ambiente estremamente familiare. Durante la giornata portano al pascolo 80 vacche da carne e nel resto dell’anno fanno lavori “tradizionali”: la moglie è insegnante alle elementari e il marito  infermiere all’ospedale. Una bella testimonianza.

La notte passa tranquilla, nella comodità di un materasso che ci fa apprezzare le piccole soddisfazioni quotidiane, e nel risveglio dell’ultimo giorno si intravede già un po’ di malinconia. Giriamo gli occhi al Passo del Frate che in meno di qualche ora è passato da un possibile temporale serale (poi avvenuto nella notte) ed un cielo limpido senza nuvole.

 

Salutata la famiglia della Maggiasone scendiamo nella valle… Maggiasone, fino ad una malga che vende formaggio fresco dove diversi di noi fanno rifornimento per l’inverno. Mentre siamo dentro ci informano che lungo il sentiero il giorno prima era stato avvistato un orso (andiamo bene), ma ci mettiamo in cammino e dopo 3 ore di strada intervallate da diverse soste per rifornirci di lamponi scendiamo a valle.

La Route è finita. Una settimana in montagna con paesaggi e difficolta via via crescenti, vissute nell’alternanza di situazioni piacevoli ad altre impegnative. Dall’essenzialità trasportata negli zaini, alla solidarietà dell’aiutarsi reciprocamente. Dalla lettura del territorio per trovare il sentiero ad ottime capacità di orientamento. Da belle discussioni serali a notti buie e tempestose. Da canti e chitarre a momenti di spiritualità. Da cieli tersi di nuvole a momenti di visibilità zero, poi ripagati con stellate mozzafiato. Da camosci, falchi, volpi e marmotte a zero persone lungo il sentiero. Tutti ricordi ed emozioni che risuoneranno in ciascuno di noi, pronti per nuove sfide.

DSC_8119Credit photo: Matteo Bonali. Nikon D5000

* * * 

Note tecniche per altri Clan:

Siamo spesso sommersi di mail per chiederci informazioni sulle nostre route specialmente su quella dei monti liguri, ci fa molto piacere. Quest’anno però proviamo a scrivere già qua alcune risposte a domande ricorrenti che ci fate. Se poi volete avere un feedback personalizzato la nostra mail è sempre scout.soncino@gmail.com

Mappa: abbiamo usato la Kompass n.71 “Adamello La Presanella” in scala 1:50.000, la trovate in ogni libreria medio-grande o su internet.
Acqua: ce n’è molta, solita attenzione a non bere acqua di torrente sotto i 1800m, se ci sono animali che pascolano evitate di berla ma se bollita si può utilizzare per far da mangiare, potrebbe contenere escherichia coli.
Rifiuti: non ci sono cestini a causa degli orsi, unico punto di scarico alla diga della Bissina, per il resto ci siamo portati i rifiuti negli zaini fino all’ultimo giorno.
Tente: la regola aurea del si pianta al tramonto e si toglie all’alba è sempre valida, per il resto metà itinerario è in zona parco e metà no. Il Trentino non ha la legge sui campeggi educativi, ma la regola aurea (e non scritta) è sempre valida.
Fuochi: mai accesi. Non ci sono zone attrezzate ed è un peccato.
Fattibilità: solo se avete ragazzi esperti di montagna, specialmente dopo il Passo Breguzzo fino alla Valle Cop di Breguzzo. La frana che abbiamo trovato è stato un imprevisto. Abbiamo segnalato al SAT la situazione. Consigliamo caldamente, molto caldamente, di scrivere al SAT per chiedere lo stato di quel tratto prima di iniziare. E’ stata una discesa realmente impegnativa. Idem per il tratto esposto (ma sempre in quota) prima del Passo del Frate, in caso di pioggia non fatelo poiché troverete erba alta e molto scivolosa. Attenzione alle gallerie del lago di Boazzo, attaccate una torcia sullo zaino dell’ultimo ed una torcia in mano al primo.
Parcheggio: potete lasciare il mezzo al parcheggio di Ponte Pianone, è vasto e agile da raggiungere, da li parte il sentiero per il rif. Trivena.
Itinerario tracciato: In questa mappa trovate una nostra scansione, ma compratela. Non esiste buono o brutto tempo, ma buono o brutto equipaggiamento, la mappa è l’abc dell’equipaggiamento. Itinerario in viola, punto rosso notte, linea rossa pranzo, cerchio parcheggio, note sparse.

Immagine (25) - Copia

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Credit logistica, mappe e tabelle: Mattia Pagliarini

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